V.

Virtuale

Virtuale significa “in potenza”. O meglio, “non ancora espresso”, “potenziale”. Condivide quindi la radice etimologica di “virtù”, e si propone come “facoltà”, “potenza”, per l’appunto.In questi tempi virali, il virtuale ritorna come potenziale e quindi come “sospinto in avanti” anche in quanto “utopia” (“non” “luogo”… proprio come il virtuale!). Sì, perché dopo una prima sbornia tecnologica che il digitale ha impresso, tra sogni di società connesse ed economie sharing e open, abbiamo assistito a un’invasione del territorio da parte di grandi colossi che, sbandierando innovazione, indirizzavano in un nuovo alveo consumistico il sogno post-hippie della cultura digitale. Il tutto sostenuto da una informazione che non è stata in grado di distinguere e che ha speso lavorato sulle dicotomie e sulle distanze: analogico e digitale, virtuale e reale. Antonin Artaud definiva il teatro una “realtà virtuale”, termine questo che poi passa da definire una rete di informazioni connessa e condivisa (il cyberspazio di William Gibson) ai dispositivi per creare ambienti immersivi e interattivi (secondo il sogno utopico di Jaron Lanier che ha coniato il termine) che sembrano poter offrirci degli orizzonti per affrontare l’emergenza, ma anche per gettare le basi di un nuovo rapporto con le tecnologie, dopo. L’esigenza di affidarci a strumenti digitali in grado di farci accedere a educazione a distanza, tele-lavoro, informazione, partecipazione, comunicazione, impone un ripensamento del virtuale digitale (che intanto è divenuto maturo approdando al cosiddetto post-digitale, cioè un sistema di relazioni e una logica culturale in cui digitale e fisico si fondono e si confondono): il digitale non sostituisce il reale, un ebook non sostituisce il libro di carta, lo streaming non sostituisce il cinema, ma il virtuale si insinua nel reale per potenziarlo, per proporci soluzioni alla crisi e all’emergenza, e per andare oltre, favorendo la partecipazione sociale e quindi il nostro stesso diritto di cittadinanza, e quindi di partecipazione democratica. La scommessa è quella di cogliere l’occasione e umanizzare il virtuale, renderlo “potenza” e utopia. E allora, parafrasando il celebro romanzo di Aldous Huxley, benvenuti nel “Brave New Virtual World”!

- Simone ArcagniUniversità di Palermo