S.

Semantica

La semantica (dal greco sêma, “segno”) è quella parte della linguistica che studia il significato delle parole. 
Il suo sguardo può essere diacronico, rivolto al cambiamento di significato nel tempo, o sincronico, rivolto ai diversi rapporti tra le parole all’interno di una frase: a come i loro significati si influenzano a vicenda.
Credo che il cambiamento di significato delle parole abbia avuto un ruolo chiave nelle ultime settimane. E ancora lo avrà, nei prossimi mesi.
Penso al nome stesso di Covid-19, che in poco tempo è passato a significare prima allarmante ‘epidemia’, poi forte ‘influenza’, poi drammatica ‘pandemia’. Poi forse, chissà, malattia con cui dovremo, semplicemente, imparare a convivere.
Ma penso alla specializzazione di parole come prossimità («negozi di prossimità», «progetti di prossimità») e immunità («immunità di gregge») o ai cambiamenti di segno di parole normali come isolamento, distanza (sociale? Fisica?). 

Già, ma che cosa significa normale, ormai? 

Penso alla parola positivo, che oggi ha un significato tutt’altro che… positivo (nessuno vorrebbe davvero «essere positivo», in tempo di Covid…). 
Penso a fase, dal significato tanto evocativo quanto sfumato. Capace di generare sintagmi («la fase due») che più risuonano come mantra, meno richiedono contorni netti di significato. 
O penso ad attesa e cambiamento: termini che si sono fatti semanticamente carico di tutte le nostre rinunce, ansie, aspettative. 
Per non parlare di mascherina, ormai (indelebilmente) ‘strumento di contenimento’, o di untore: il sabotatore sociale, il runner, il nemico numero uno.A proposito di nemico, che dire poi di tutte quelle parole legate al conflitto: dalle armi ai fronti, che dai campi di battaglia si sono spostate negli ospedali?

E, visto che siamo a ridosso del 25 aprile, che dire di liberazione: ieri dal nazifascismo, oggi… dal virus? 

Ci vorrebbe un po’ di misura, nel valutare il cambiamento linguistico. Peccato che misura non faccia pensare tanto alla moderazione quanto… al lockdown, al contenimento. Dio ce ne scampi, allora.
E bisognerebbe essere responsabili nell’usare le parole: peccato che responsabili siano sempre gli altri, quando le cose vanno male, come ci ha fatto intendere il governatore della Lombardia (e dio ci scampi anche da lui…).

Si potrebbe andare avanti per ore, ad elencare parole che hanno conosciuto un ampliamento, uno slittamento di significato: ho l’impressione che buona parte del nostro lessico, a partire dal lessico politico, sia e sarà interessata da importanti cambiamenti semantici. Una parola su tutte: società. Che cosa significa oggi, che cosa significherà domani?

Parafrasando Gramsci, che diceva che ogni volta che affiora, la «questione della lingua» porta con sé scontri sociali e politici, tensioni tra poteri, sfide per l’egemonia, mi viene da pensare che forse, oggi più di ieri, esista anche una questione semantica. 

Sarebbe interessante studiarla, per capire meglio ciò che stiamo vivendo: ciò che vivremo domani.

- Federico FaloppaUniversity of Reading