R.

Romanzo

Come un romanzo. Eppure, alla stregua di Pennac, romanzo non è. Similitudine beffarda. Non è La strada, non è L’uomo verticale, non è Anna… scelgo di rallentare il rimbalzo di epifanie e illuminazioni e rintraccio i tre titoli fra i dorsi allineati sullo scaffale. Non è romanzo, ma vita, costretta in casa o che si srotola lungo vie o piazze deserte, senza allontanarci e mantenendo fila e distanza anche quando spingiamo il carrello nel parcheggio del supermercato. Chi l’avrebbe immaginato? Nel presente (post?)apocalittico non mancano corrente elettrica o carburante, né dobbiamo guardarci da oscuri cyberpredoni che vogliono impossessarsi del nostro cibo in scatola. Mentre la natura sembra ignara, facciamo esperienza dell’immobilità e del limite agli affetti: non possiamo spostarci, se non entro confini e norme stabiliti da altri, né abbracciare persone care, se non, quando li abbiamo, i conviventi più stretti. Tuttavia possiamo godere dei dieci diritti giocosi elencati da Pennac, stavolta applicandoli non ai romanzi bensì alla nostra memoria, alla nostra esistenza e ai nostri propositi: il diritto di non leggere, il diritto di saltare le pagine, il diritto di non finire il libro, il diritto di rileggere, il diritto di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo, il diritto di leggere ovunque, il diritto di spizzicare, il diritto di leggere ad alta voce, il diritto di tacere. “Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità”.

- Massimo GnoneUNHCRItalia