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Rivoluzione

Trasformare l’evento in rivoluzione.
Nello spazio (squarcio, ferita) dell’evento i significanti, i segni, le parole possono esplodere e in questo spazio collettivo si apre la possibilità di risignificarli. E questo dà i brividi perché il potere di dare nomi è l’atto creativo per eccellenza: il potere di ridisegnare il mondo.
Un evento, però, non è sempre e necessariamente rivoluzionario.
L’evento è lo spazio in cui una rivoluzione può accadere, ma non è scontato che accada.
Questa la mia paura più grande: fingeremo che tutto sia cambiato per non cambiare nulla di fatto? La crisi socio-economica fa parte dell’evento, ma non è l’evento e l’evento non è necessariamente rivoluzionario.    Il capitalismo si nutre delle sue crisi, non lasciamo che divori anche questa, perché questa, di crisi, avviene in un mondo già trasformato da sensori e algoritmi. Oggi questo scenario è evidente a tutti, lo stiamo vivendo sulla nostra pelle: i dati, gli algoritmi, sono una “conditio sine qua non” per la nostra stessa sopravvivenza, individuale e collettiva, ed è qui che si gioca la partita della riappropriazione. Possiamo (e dobbiamo) risignificare in modo aperto, collettivo, parole e dati, riprenderceli, per riappropriarci di noi stessi e ridisegnare un mondo. Altrimenti le disuguaglianze economiche, oggi ancora più drammatiche e rese evidenti a tutti, diverranno terreno fertile per nuove dittature fondate su quello che, erroneamente, si pensa essere l’unico sistema economico possibile.

Leviamo la corona al virus, come dice mio figlio, ma, aggiungo io, leviamo la corona anche al capitale.

Il re oggi è nudo.

- Simona ZelliOpenContent scarl