A.

Apprendimento

In questo momento in cui il futuro ci pare incerto e viviamo compressi in attimi di presente quotidiano, affondare lo sguardo nelle nostre radici sta diventando pratica comune. Per questo sentiamo il bisogno di rigenerare il legame con ciò che ci è più prossimo: i nostri luoghi, i nostri parenti e amici, i nostri vicini, il nostro lavoro, le nostre passioni, le nostre priorità. Chiusi nei microcosmi delle nostre case, affondiamo la resistenza a queste lunghe giornate nelle nostre radici, da cui traiamo linfa vitale. 

E impariamo: a stare di più da soli, a stare di più con i nostri familiari e conviventi, a lavorare/studiare/comunicare in modo diverso, a convivere con la paura, a dare un senso alle nostre giornate o a sopravviverne, quando non riusciamo a trovarlo. Certo, c’è chi non ci sta riuscendo, c’è chi ha perso il lavoro e la possibilità di sostentarsi, c’è chi ha perso uno o più cari, c’è chi è malato e chi non è capace di – semplicemente – “stare”.

Come fare, se non dedicarsi alla necessità di apprendere?
Apprendere ed apprensione hanno la stessa radice. Come l’apprensione – quell’inquietudine che si impossessa dell’animo – è il problema da fronteggiare, così l’apprendimento – l’afferrare conoscenze con tutte le nostre forze – diventa la soluzione.
Mai prima d’ora, come in questo momento di grande apprensione, eravamo stati di fronte ad un così grande esempio globale di apprendimento collettivo, a cui nessuno può sottrarsi, se vuole ancora pronunciare la parola futuro.

Ce lo ricorderemo, “dopo”?

- Anna Uttaro